biografia

Biografia

io-e-kimbaROSSELLA GIRARDINI: Quando l’Arte incide la Vita.

L’arte Naif si affaccia ufficialmente alla ribalta del mondo artistico attorno ai primi decenni del novecento rimanendo, tuttavia, sempre al di fuori dei grandi avvenimenti storici che segnarono i tempi delle grandi rivoluzioni nel mondo dell’Arte. Tutto ciò si configura nella sua assoluta indipendenza da ogni e qualsiasi “scuola” per rimanere fedele alla propria origine di espressione vitale di artisti non professionisti capaci di cogliere la natura nel suo divenire stagionale ed un modo di vivere legato alla terra, ai suoi frutti ed alle tradizioni antichissime che ne derivano, insomma come ben esprime il termine “naif”: ingenuo-primitivo.
Forse è stata questa virginale capacità di rivelare un mondo semplice, ma denso di emozioni vitale a far innamorare la Girardini della pittura naif, indirizzandola a scoprire quelli che nel frattempo erano i Maestri riconosciuti di questo genere artistico, quasi tutti provenienti dall’area Jugoslava, oggi ben conosciuti ed apprezzati.
Non a caso nelle prime sue opere di questo stile il percorso non si allontana mai troppo dalla radice conclamata, raggiungendo tuttavia una grafia alquanto personalizzata per purezza di segno e distribuzione cromatica che ricorda i modi dei BRUEGEL (Il Vecchio e il Giovane) nella rappresentazione di vita contadina, piuttosto che la più contenuta espressione dei naives puri. Deriva da questo processo mentale l’idea dell’Artista di rivedere il soggetto da trattare, non più il mondo della natura ma, più specificatamente la sua città: VENEZIA.
Pensiero brillante che si materializza in opere dalle dolci cadenze vivaldiane, senza però cadere nel retorico oleografico, che ci donano visioni atemporali della Serenissima colme di una nostalgia struggente per un “modus vivendi” oramai scomparso, ma ben radicato nell’animo dei veneziani, che fa della Città anadiomene ” …. Un gioco di Fata Morgana …. ” come ebbe a declamare il grande poeta DIEGO VALERI:
Da evidenziare, inoltre, che – come lei stessa dichiara – la sua espressione pittorica si avvia sempre più verso il metafisico, il sentire con la sua sensibilità che occorre fermare il tempo o meglio pensare al recente passato come un valore ancora recuperabile, qualcosa che non debba venire maggiormente inquinato da una barbarie progressiva priva di anima e tutta protesa al materialismo.
L’Arte tutta ci può aiutare in questa operazione e ROSSELLA GIRARDINI con la sua capacità percettiva, la sua emotività, potrà contribuire, nella misura che le spetta, ad alleviare i nostri timori del domani. – Giorgio Pilla – (Critico d’arte)

 

l’opinione del critico d’arte:

“L’atmosfera è rarefatta, la luce immobile e limpida. In lontananza paesaggi silenti con borghi raccolti, spesso coperti da una coltre nevosa. E’ una dimensione sognante, favolistica, pervasa da una sospensione temporale. Per Rossella Girardini è anche il punto di partenza, un attimo di raccoglimento, lo spazio ideale dove tutto può accadere. Il disegno è curatissimo, la tavolozza calibrata, tono su tono. Le varie componenti mi suggeriscono la matrice stilistica: si tratta di pittura Naif, che significa “Nativo” ma anche “ingenuo”; anzi designa un atteggiamento artistico neoprimitivo nel senso che l’approccio con la realtà nasce da una concezione pura del vero, da quel senso di serena contemplazione che porta ad una visione idealizzata. I capiscuola di questa corrente H. Rousseau, ma anche l’italiano Ligabue. Ben noti poi gli Jugoslavi, i pittori contadini di Hlebine. Rossella Girardini annuisce proprio su quest’ultima fonte di ispirazione. Nei suoi quadri leggo le medesime distese rurali con il lavoro lento dei contadini, un mondo apparentemente scevro da qualsiasi mutamento o sconvolgimento, lontano dalle nevrosi urbane. La fusione uomo e natura segue il dolce fluire dell’esistenza. Poi però mi accorgo che nei primi piani alcune “presenze” invadono lo spazio. Sono enormi farfalle, aquile dagli aguzzi artigli, volti femminili dagli occhi malinconici. Rossella Girardini mi offre altre vie di approfondimento, attraverso una ricerca che conduce verso differenti soluzioni. Si entra in una fisionomia pittorica ben più definita nella quale l’inconfondibile espressività dell’autrice s’inoltra in concetti che incarnano importanti allegorie contemporanee.
Il racconto “semplice” si riempie di stati d’animo e riflessioni che descrivono la vita nel senso più ampio, trasfigurando i temi dell’esistenza e delle passioni umane. L’atmosfera ci coinvolge in un incisivo trasporto visionario, a tratti surreale che smuove una nostra partecipazione solidale alle vicende narrate.
Amore, tenerezza, ma anche sogno, inquietudine, mutamenti sociali, suggestioni raccolte in uno stile epico-popolare, tradotto con un linguaggio figurativo compiuto ed articolato, in ogni suo aspetto.
Anche quando l’attenzione si rivolge a luoghi più noti, scorci veneziani che accolgono i mestieri della tradizione veneta, dal gondoliere al pescatore, ma che possono anche rappresentare lo scenario di un evento attuale, le grandi mani del Mòse che placano la violenza dell’alta marea. Nell’arte di Rossella Girardini prende vita uno stile autonomo che offre una equilibrata convergenza tra realtà e allegoria, tra passato e presente. Emerge la consapevolezza di una pittura che può essere, nel contempo, evasione ma anche presa di coscienza, metafora e realismo.
La profondità prospettica e temporale è il veicolo di questa esperienza, il tramite di un’idea che scorre verso contenuti assoluti, universali. Nel dolce e fiabesco incanto della natura, ecco un fremito improvviso: il mistero dell’essere si rivela nel sogno.”- Gabriella Niero (critico d’arte)

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